Si è svolta alla Fluxia di Chiavari, durante il mese di
dicembre, un'interessante esposizione degli ultimi lavori del
pittore sudamericano Venancio Shinki. Chiavari ha già avuto il
privilegio di conoscere e ammirare le opere di Shinki la
primavera scorsa nelle sale di Palazzo Torriglia, dove
l'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo ha dedicato a lui
una grande antologica.
L'artista peruviano, molto conosciuto e apprezzato in tutto il
continente sudamericano, ha presentato personalmente al
pubblico chiavarese, sabato dodici divembre, parte della sua
ultima produzione raccolta in una mostra personale organizzata
dalla Fluxia con la collaborazione del Ministero degli Esteri
del Perù.
Il sottile "racconto" metafisico di Shinki trae le proprie
origini da un contesto culturale in cui realtà e trascendenza
trovano profonde ragioni di coesistenza. La pregnanza e
l'attualità di una tale ricerca nel mondo artistico
contemporaneo coinvolgono globalmente le sue espressioni,
dalla letteratura, ormai ampiamente conosciuta e insignita di
riconoscimenti in tutto il mondo, alle arti visive ancora poco
note almeno nel nostro continente.
Ed è proprio nel momento storico l'aspetto diversificante
che possiamo riscontrare paragonando questa specifica linea
del pensiero sudamericano alla metafisica europea che ha avuto
in Giorgio De Chirico uno dei capiscuola. Al nulla enigmatico
di De Chirico, alla vuotezza di una realtà ambigua e nello
stesso tempo immobile, rifiuto dell'umano vivere e
testimonianza "dell'incongruità dell'Arte" nel mondo moderno,
la visione di Shinki contrappone un ironico, quasi ammiccante,
senso degli attimi vissuti, concepiti come "summa" delle
sensazioni interiori e dei ritorni della memoria ancestrale,
nella creazione della mente.
In questo senso, volendo ancora fare un paragone europeo,
possiamo avvicinare l'opera di Shinki a quella comunione
mitico-magica che troviamo nel lavoro dello spagnolo Joan Mirò,
tendente alla liberazione, in relazione questa volte astratte,
della "motivazione inconscia" dell'individuo, al di là della
reale percezione.
Nelle tele dell'artista peruviano troviamo frammenti di
realtà di diverso ordine, sciolti dal loro contesto
originario, trovano una logica coesione nella costruzione di
immagini che posseggono prerogative di intensità psicologica
dirompente. Le scansioni strutturali, i riferimenti
naturalistici si legano senza forzature a valori simbolici e a
presenze oniriche o mitologiche in una dimensione che appare
come realizzazione di fluidità di pensiero lasciata libera di
spaziare nel leviatanico bagaglio delle esperienze umane.
E' preponderante nell'opera di Venancio Shinki, la figura
femminile, grande madre sensuale e statuaria nelle sue forme
sinuose o, come nelle ultime tele, più rarefatta ma comunque
presente; il sotterraneo, il "nascosto" che affiorano
comparendo complici di sublimazioni, custodi delle leggende,
delle paure e dei sentimenti umani e manifestano una
naturalità singolare ove anche gli animali assumono
espressività simboliche; come il toro che visualizza la figura
dell'invasore spagnolo o il gatto quale saggezza millenaria.
Ma l'atmosfera della narrazione rimane sempre cristallina, non
inficiata dalle passioni, rappresentate qui come presenze
segnanti ma trascese. Non esiste, infatti, nessuna valutazione
di ordine etico, ed è proprio in questo la valenza metafisica
dell'operazione.
Le immagini visualizzate riaffiorano come testimonianze di
un vissuto atemporale. La particolare e molto personale
interpretazione cromatica dà modo a Venancio Shinki di
conferire alle sue opere solide e nel contempo leggerissime
impostazioni, costruite mediante apporti cromatici soffusi,
attraversati e rafforzati da subitanee calde luminosità.
La capacità tecnica e formale del pittore peruviano conferma
l'impegno e la serietà del suo lavoro, rivelandoci ancora una
volta la vivacità e la freschezza della cultura sudamericana